ARREMBA SAN ZORZO !              di Gianni Baracchi
Arremba San Zorzo ! era il grido che le ciurme dei Doria, signori di Genova, lanciavano quando andavano all’arrembaggio delle navi avversarie.
A tale proposito viene ricordato un curioso aneddoto.
Quando andare per mare non era tanto sicuro e i pirati scorrazzavano in lungo e in largo depredando e uccidendo a volontà, gli equipaggi genovesi si erano resi famosi per la loro audacia al punto da essere temuti dagli stessi pirati; il loro vessillo era una bandiera bianca con al centro una croce rossa, la croce di San Giorgio, patrono della città di Genova. La fama dell’imbattibilità dei legni genovesi si sparse pian piano per tutti i mari tant’è che le truppe inglesi (si ricordi che San Giorgio è anche il loro patrono nazionale) pensarono bene di imitare i genovesi cosicchè nei momenti difficili alzavano a loro volta le insegne "di San Giorgio": pare che per parecchio tempo il trucco abbia funzionato a dovere e abbia quindi evitato non pochi danni al naviglio di Sua Maestà.
Questo come curiosità.

Per passare invece alla storia più vicina a noi, sempre a proposito di navi San Giorgio, dovremmo ricordare quella che presta servizio dal 1988, anno del varo dai cantieri navali di Riva Trigoso

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come nave portaelicotteri e quella che l’ha preceduta, un cacciatorpediniere che ha prestato servizio fra il ’60 e l’80.

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Voglio però puntare la mia attenzione sulla prima nave San Giorgio italiana dell’era moderna,

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un incrociatore corazzato di 10.000 ton. di stazza e con un equipaggio di 700 uomini. Varato dai cantieri navali di Castellammare di Stabia nel 1910

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All’inizio della sua "carriera" naviga entro i confini del Mediterraneo e infatti uno dei primi documenti postali trovati è del 1910 e proviene dall’Egeo

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Solo pochi mesi dopo succede il "fattaccio": forse una manovra sbagliata o un’imprudenza e la San Giorgio si incaglia su una secca nel golfo di Napoli a Posillipo.

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Vani i primi tentativi di disincaglio e si pensa addirittura alla sua demolizione. Si prova intanto con l’alleggerimento dello scafo smontando tutto quello che c’è di asportabile

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e finalmente riprende a galleggiare. Ritorna in cantiere e l’anno successivo viene rimessa in mare pronta per "cavalcare di nuove le onde".

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Il Mediterraneo è il suo "habitat" naturale e infatti in quei primi anni di navigazione arrivano corrispondenze da varie località, dalla costa greca a quella africana.

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In conseguenza della guerra italo-turca, la San Giorgio funge da ponte radio tra l’Italia e Costantinopoli.

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Scoppia la prima guerra mondiale e la San Giorgio viene naturalmente chiamata a prestare la sua opera.
Sulla nave vengono utilizzati, per la bollatura della corrispondenze, due tipi di guller che continuerà ad impiegare fino allo scoppio del secondo conflitto.
La censura militare sulla corrispondenza in partenza dalla nave viene realizzata con ben cinque tipi di bollo che di seguito presento.
Il primo bollo è un lineare su due righe che pare sia impiegato soltanto il primo anno di guerra

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E poi sostituito da altri di foggia diversa

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che utilizzano alternativamente l’uno o l’altro guller.
Verso la fine del conflitto viene utilizzato un annullo in cartella grande con uno spazio libero nella parte inferiore che si ritiene riservato ad eventuali visti di censura.

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Terminato il conflitto, per alcuni mesi ancora verrà ma tenuta la censura ma utilizzando un bollo di foggia diversa.

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Negli anni che seguono, la nave compie diverse crociere sia di carattere militare che civile; siamo in tempo di pace e i bolli di censura spariscono.
Nel 23 troviamo la San Giorgio a Costantinopoli

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sosta effettuata durante una delle crociere alle quali alludevo prima.

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Nel 1925 naviga nelle acque dell’estremo oriente ed eccola quindi prima nel porto di Hong Kong

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e poi a Shangai

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Qualche tempo più tardi la ritroviamo nella zona del Mar Rosso per una crociera nei mari meridionali.

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Il destinatario della lettera che segue ha scritto sul frontespizio della busta: viaggio con S.A.R. il Principe Ereditario-da Port Said.

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Intorno agli anni 35-37 la San Giorgio viene messa in cantiere per essere sottoposta ad una serie di migliorie che la rendano più consona ai tempi, cosa che alla fine si rivelerà di ben poco conto. Modificata nella struttura e negli armamenti, il vecchio 4 pipe diventa un aggiornato 2 pipe.

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Sul finire degli anni 30, la San Giorgio viene fatta intervenire nella guerra di Spagna

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e poi passa definitivamente, a metà del 1940, scoppiato il secondo conflitto, alla difesa statica di Tobruk poiché le sue caratteristiche sono tali per cui non viene più ritenuta idonea per affrontare onorevolmente delle azioni in mare aperto.
Il vecchio guller nominativo utilizzato solo fino a pochi mesi prima, viene sostituito, per motivi di segretezza militare, con un anonimo P.M. 36 che purtroppo è utilizzato per poco più di sette mesi, fino all’autoaffondamento avvenuto nella notte fra il 21 e il 22 gennaio 1941.

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L’ufficio postale di bordo accettava corrispondenze affrancate sia con francobolli italiani che con francobolli della colonia Libia.

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Il servizio valori veniva invece svolto a terra dall’ufficio postale di Derna.

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Il motto della nave "Tutor et Ultor" ovvero "Protettore e Vendicatore" era riferito ovviamente al suo santo protettore San Giorgio che appare in diverse foggie anche sulle medaglie della nave.
Su una medaglia è riportata la stessa immagine della sterlina inglese, il San Giorgio del Pistrucci mentre su un’altra viene riprodotta la statua del Donatello, il cui originale si trova a Firenze.

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Ho voluto proporre questa "saga" proprio perché in questi giorni ricorre il sessantesimo anniversario dell’affondamento della SAN GIORGIO .
Mi scuso con i marinai che hanno avuto la costanza di seguire il testo se hanno trovato imprecisioni o inesattezze: è un testo da uomo di terra e non di mare.

Gianni Baracchi,
Febbraio 2001.