DALLA LIRA ALL’EURO

 

Su questo argomento negli ultimi tempi hanno parlato in molti e in tanti modi ma qualcuno potrebbe non aver ascoltato e, per questo qualcuno, vedrò di fare una breve carrellata sull’argomento Lira-Euro.
Il nome Lira deriva dal latino Libra o Libbra che per i romani era un’unità di peso pari a 327 grammi attuali.
Nel 793 d.c. Carlo Magno introduce la cosiddetta “libbra pesante” equivalente a 408 o 434 grammi (sempre di oggi e a tale proposito ci sono pareri contrastanti) e questo era il riferimento al quale si dovevano attenere gli zecchieri del tempo per ricavarne 240 denari di peso variabile tra 1,7 1,8 grammi. Il denario  poteva anche essere diviso in 20 “soldi” per cui un soldo corrispondeva a 12 denari (vorrei ricordare che gli zecchieri erano i responsabili della Zecca ossia coloro che erano preposti alla preparazione e alla battitura delle monete).
La prima vera Lira italiana basata sul sistema decimale attuale, fu istituita da Napoleone Bonaparte nel 1808; il sistema decimale fu in seguito recepito dal Regno di Sardegna e gradatamente da tutti gli stati pre-unitari italiani dell’epoca che però continuarono a mantenere ciascuno la propria valuta, bajocchi, scudi, fiorini e così via.
Di Lire con valore uno ne furono coniate o stampate o comunque emesse di svariate sembianze; l’ultima in ordine di tempo, metallica, è una monetina coniata nel 1959 ad uso e consumo di tutta la popolazione. In seguito fu di nuovo coniata ma non più messa sul mercato per il suo valore estremamente basso e pertanto senza più ragione di essere. Gli unici ad utilizzarla ancora, se così si può dire, sono stati e lo sono tutt’ora solo i collezionisti numismatici e infatti da allora la lira è uscita dalla zecca italiana esclusivamente in confezione per collezionisti. In effetti, che senso ha realizzare una moneta il cui costo di fabbricazione è già superiore al suo valore commerciale dichiarato? E i collezionisti che la acquistano la pagano un ben più alto prezzo rispetto al suo valore legale. Ormai nessuno, per quanto bisognoso, si chinerebbe nemmeno più per raccogliere una o due o anche dieci lire: forse a qualcuno servirebbe per fare un  pò di ginnastica alla schiena.
La vera Lira Italiana prese corso legale con Vittorio Emanuele II° all’indomani dell’unità d’Italia esattamente il 24 agosto 1862 e il suo controvalore legale corrispondeva a 4,5 grammi d’oro (ricordo bene questa data del 24 agosto perchè corrisponde al compleanno di mia moglie). Dopo l’unità d’Italia si iniziò la sostituzione di tutte le valute che ancora venivano usate nelle varie regioni italiane, regioni ricordate anche come Antichi Stati Italiani.
Prima accennavo al sistema decimale che in Italia si usa ormai da due secoli ma vorrei ricordare che in paesi evoluti come la Gran Bretagna è solo dal 1978 che viene riconosciuta la validità di tale metodo di calcolo e pertanto utilizzato normalmente al posto del loro precedente macchinoso sistema.
Mano a mano che col passare del tempo la lira si svalutava, venivano coniate carte valori o monete di taglio sempre più alto fino ad arrivare per noi italiani ad avere la banconota da 500.000 lire. Ora addirittura è stata realizzata una banconota da 500 € che corrisponde ad un valore di circa un milione delle nostre care vecchie lire.
A seguito del rincaro del prezzo dell’oro, metallo al quale hanno sempre fato riferimento tutte le valute, valute come la lira nel tempo hanno subìto svalutazioni più o meno grandi; si pensi ad esempio che nel 1914 occorrevano 3,48 lire per acquistare un grammo d’oro e solo 7 anni dopo, nel 1921, quel valore si era più che dimezzato tant’è che per un grammo d’oro servivano quasi 16 lire; nel breve volgere di poco più di vent’anni si arriverà addirittura a dover sborsare ben 646 lire per un grammo d’oro (siamo nel 1948). Oggi il prezzo dell’oro si aggira sui 10-12 € al grammo.
L’impiego di metalli nobili nella fabbricazione delle Lire a corso legale nei tagli più piccoli, cesserà nel 1917 e da allora verrano utilizzati solo per i valori alti, dalle 5 lire in su: l’ottanta lire verrà addirittura realizzato in oro. Dopo la prima guerra mondiale si realizzarono monete in nichel e acciaio, una lega denominata acmonital; dopo la seconda guerra mondiale si iniziò a coniare monete anche in alluminio ed in seguito i mutamenti furono molteplici (vedi monete bimetalliche).
Uno dei maggiori sostenitori della monetazione da realizzare nelle più svariate fogge e tagli, fu certamente  Vittorio Emanuele III°, un  grandissimo appassionato di numismatica che durante il suo regno realizzò una collezione unica al mondo di monete di tutte le zecche, italiane in particolare, dalle più antiche, quindi romane e greche, fino a quelle rinascimentali. E’ stato rilevato come la Sua collezione comprendesse più di mezzo milione di pezzi: in un momento di particolare magnanimità, Vittorio Emanuele stabilì che alla sua morte l’intera sua  collezione fosse donata allo stato italiano: e così è stato.
Ora che siamo passati all’Euro possiamo proprio dire: ”Mamma non ho più una lira” (e non sempre in senso metaforico), quella Lira che è stata per tanto tempo il simbolo della felicità o anche dell’infelicità di tanti italiani, in particolare di quelli che a cavallo del secolo scorso hanno varcato monti e oceani per andare a cercare lavoro e fortuna fuori del paese natio.
A quei tempi andavano di moda canzoni come “Mamma dammi cento lire” o anche “Se potessi avere mille lire al mese” valori che naturalmente oggi ci farebbero ridere, espressi in senso assoluto, ma che allora erano cifre consistenti.
A questo Euro che stiamo incassando e spendendo con grande facilità, dobbiamo  riconoscere che sta assolvendo un compito quanto mai importante, è riuscito ad avvicinare i singoli stati europei che ora, in questo modo, parlano la stessa lingua, almeno dal lato monetario.
Sarà così molto più facile per il viaggiatore, e non solo, fare i suoi acquisti all’estero senza troppi problemi di conteggi e di cambio;  i molti sportelli che nelle grandi città effettuano il cambio delle valute ora si troveranno in gran parte senza lavoro: praticamente sulla piazza come valute importanti sono rimaste soltanto dollari e sterline a farla da padroni.
L’ Euro che è entrato perentoriamente nelle nostre case e nella nostra vita quotidiana, e con un pò di prepotenza ha scalzato la lira, è il coronamento del lavoro diplomatico svolto per anni ed anni dalle delegazioni dei vari paesi europei partecipanti che ora vedono finalmente coronato da successo tutto il loro lavoro. Se oggi Giuseppe Mazzini fosse ancora in vita esclamerebbe fiero: avevo ragione io a credere, dopo l’unità d’Italia, in un’Europa unita!

 

                                      GIANNI   BARACCHI
                             
San Giorgio di Mantova, 25-3-02