ELOGIO FUNEBRE IN MEMORIA DELL’AMICO SILVIO BASSI
Silvio ed io ci siamo conosciuti solo di recente, guarda caso proprio nel nome di San Giorgio, ma è come se ci fossimo conosciuti da sempre. Tutti e due residenti a San Giorgio di Mantova, tutti e due invitati a Castellucchio al concorso “Sangiorgino d’oro”, io come giurato, lui come presentatore. Un comune amico ci ha presentati e da allora è cominciata una frequentazione che stranamente prima non era avvenuta pur abitando nello stesso paese. In seguito siamo entrati in un gruppo di amici che ora vedo in mezzo a questa folla attonita, tutti qui a rendergli l’ultimo saluto. Con il suo ingresso in questo gruppo, sono iniziati degli incontri che ogni volta si trasformavano in feste; la sua sagace ironia, la sua schietta allegria, il suo modo di entrare nelle grazie della gente era tutto particolare, non si poteva tirarsi indietro, ti coinvolgeva troppo: e quando c’era lui la festa era sempre troppo breve.
Diceva Elide: quando parlo con lui, non so mai se scherza o se dice la verità. Il suo palcoscenico era la casa, era la strada, il teatro, la compagnia degli amici, un gruppo di bambini che pendeva dalle sue labbra. Non si trovava a disagio in nessuna occasione e con lui il morale saliva alle stelle. L’ultima uscita con il nostro gruppo, alla luce del dopo, sa quasi di premonizione. A Palidano, l’estate scorsa era stato fucilato da un plotone di sbirri: perché? Nessuno lo sa, forse perché amava troppo la gente, forse perché dove passava nasceva troppa allegria, forse perché quasi rubava quei sorrisi che era lui stesso a provocare, un furto che ora ha subito lui: si è fatto derubare del suo sorriso, si è distratto un attimo ed ecco che qualcuno o qualcosa più grande e più forte di tutti noi messi insieme lo ha steso KO.
A nulla è servito cercare di rialzarsi, a nulla è servito cercare con tutte le forze di aggrapparsi alle corde di quel ring che all’improvviso ha ceduto.
Caro Silvio, domani, dopodomani, fra un mese o un anno rivedremo quella tua mimica imprevedibile, udiremo ancora quelle parole che ci facevano ridere sonoramente perché avremo sempre bisogno di qualcuno, che come te, ci aiuti a credere che questo mondo è più roseo di quanto ci appare.
Se puoi, Silvio, inviaci attraverso i nostri sogni qualcuna delle tue più belle barzellette e quelle giornate le affronteremo sicuramente con uno spirito più sereno.
Nel mio saluto, Silvio, c’è il saluto di tutti quegli amici che in questi ultimi mesi non ti hanno mai dimenticato, che ti sono stati vicini con la discrezione di chi non vuole disturbare chi ha bisogno di riposare.
Ed è assieme a tutti loro che ti dico: ciao!
Formigosa, Chiesa Parrocchiale, gennaio 2007