UNA SERATA FRA AMICI
Questo incontro può sicuramente essere chiamato “una serata fra amici” e non ci sarebbe nulla da obiettare perché è così che io la voglio intendere ma soprattutto è così che voglio credere che sia. Mi fa molto piacere pensare che questo gruppo sia così ben amalgamato e unito come mi pare lo sia anche nello specifico ambito familiare di ognuno, pur con tutti gli alti e bassi che quotidianamente dobbiamo affrontare e in spregio a tutti gli ingarbugliamenti che si sentono e si vedono sul fronte della vita di coppia; certo è difficile e impegnativo per tutti mantenere certe rotte e a tutti voi, per tutti noi, dico che siamo stati piuttosto bravi a sopportarci e perché no, anche a confortarci a vicenda in tanti anni di unione.
In questo gruppo ci conosciamo da pochi anni se non addirittura da pochi mesi però mi pare di vedere che ognuno di noi non disdegna la compagnia che si è creata intorno alla scuola di Mara e Maurizio forse perché sono proprio loro con la loro pazienza, vivacità e simpatia a crearci questo ambiente accogliente e coinvolgente.
Ognuno di noi ha i suoi impegni, le sue amicizie storiche, i suoi svaghi dai quali abbiamo avuto la forza di distoglierci per trovarci qui a passare insieme alcune ore in spensierata serenità; mi pare che tutti siamo veramente contenti di ritrovarci, di passare delle serate insieme, se vogliamo anche un po’ anomale rispetto al tran tran di prima e che certamente solo fino a poco tempo fa non avremmo mai pensato di trascorrere in questo modo. E’ molto piacevole e soprattutto importante questo fatto; ho avuto, purtroppo, dei cosiddetti amici che sembravano l’amicizia fatta persona e poi al momento della verità mi sono accorto che non sapevano nemmeno come si scriva la parola amico: e questa situazione mi ha fatto veramente molto, molto male. Non dobbiamo sempre dire si e nemmeno pretenderlo, serve un occhio di riguardo da ambo le parti; non dobbiamo deludere perché in prima battuta deluderemmo noi stessi, sarebbe la nostra coscienza a soffrirne per prima, se una coscienza pensiamo di avere.
? Se anche a parole vogliamo far vedere di essere coerenti e sicuri, nel nostro io la pensiamo veramente così? ? Siamo onesti e sinceri con noi stessi? Se così non fosse state pur certi che prima o poi la verità verrà a galla ed allora ci sarà qualcuno che si morderà le dita dalla delusione.
Perdonate se ho fatto queste divagazioni in un’occasione di sereno convivio ma ho voluto ugualmente puntare il dito sulla coscienza individuale di tutti noi, e sottolineo noi perché io non mi metto in disparte; ho voluto puntualizzare sul fatto che sopra tutto è più importante l’amicizia, sopra il denaro, sopra la cultura, sopra qualsivoglia interesse. Ma attenzione, il gesto spontaneo di uno non deve essere inteso come un obbligo da ricambiare: che amicizia sarebbe?
E’ una condizione di vita estremamente difficile e delicata e soltanto con un grande sforzo di volontà si potrà sperare di rimanere uniti: un po’ come fra moglie e marito che hanno rischiato decine e decine di volte di dirsi addio ma poi un senso di rimorso, di amor proprio, di buon senso, alla fine di amicizia che in quel caso è anche vero Amore, ha risaldato l’anello incrinato.
Mia nonna, che era una semplice contadina con una istruzione che non andava oltre la terza elementare, mi diceva sempre: i veri amici si fanno sui banchi della scuola. Io spero di poterle dare una grande delusione (pace all’anima sua) di poterle un giorno dire: nonna, per fortuna ti sei sbagliata, guarda quanti amici ho trovato. Perché è di tutti quanti noi che questa sera siamo qui, che un giorno vorrò parlarle.
San Giorgio di Mantova, 16 settembre 2006