L'altra faccia della storia

Non è una ricorrenza particolare, ma mi piace ugualmente ricordarla e farla conoscere a quelli che, un po' distratti o meno sensibili a questi fatti, non l'hanno mai presa in considerazione.
Ottantuno anni fa, siamo nel 1918, terminava la cosiddetta prima guerra mondiale. Chi l'ha voluta? Chi l'ha combattuta? Chi l'ha vinta o persa ?
Tutte le guerre, comunque la si pensi, sono una sconfitta per entrambi i contendenti in lotta, sconfitta per l'alto costo di "gestione" che comporta, sconfitta per il costo di vite umane che sempre richiede, sconfitta per tutte le privazioni e i sacrifici ai quali devono sottostare le popolazioni degli stati in lotta, ed esempi anche recentissimi avvalorano il mio discorso.
Cerchiamo di valutare insieme quali erano ottanta e più anni fa gli stati d'animo delle popolazioni coinvolte, dai familiari a casa in trepida attesa di una missiva, ai combattenti presenti "alla fronte", come si diceva allora.
Prendiamo in esame alcune lettere del periodo 1915-18.
La prima è datata 24 maggio 1915, giorno della dichiarazione di guerra all'Austria. Così inizia: "24 maggio 1915,11-1/2 di pomeriggio (quasi mezzanotte)... avendo letto la dichiarazione di guerra aspettavo tue nuove": praticamente le ostilità vere e proprie non sono ancora iniziate ma già la famiglia è giustamente preoccupata per il congiunto lontano chiamato alle armi.

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E continua... "avrai sentito della requisizione dei quadrupedi e noi giovedì dobbiamo mandare il nostro cavallo... e credo anche la cavalla... l'obbligo (il fattore) Raimondi è stato richiamato... "
E' già pertanto molto alta l'ansia, la tensione e la preoccupazione anche economica conseguente le requisizioni che l'evento, enorme, appena manifestatosi, genera nella popolazione: ansia per le persone, che, lontane, sono in zone di grave pericolo... preoccupazione per le cose alle quali teniamo e per le quali è stato lottato e sofferto e che ora ci vediamo portare via con prepotenza... tensione per l'incerto futuro che ci si prospetta dinnanzi...
Più avanti, in una lettera datata agosto 1916, troviamo un rendiconto economico che viene inviato al congiunto lontano per metterlo al corrente della situazione amministrativa: dopo i convenevoli di rito è la parte economica che prende il sopravvento perchè appunto la "vita normale" deve continuare il suo corso, per noi e per gli altri.

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E la volontà di sopravvivere viene espressa più avanti sempre sulla stessa lettera con il suggerimento che potrebbe essere la via d'uscita per sfuggire, nel limite del possibile, i pericoli del fronte. Dice: "...ho saputo che si può andare alla Scuola Tornitori Feltrinelli di Milano e poi passare in qualche stabilimento militare dove si lavora per la guerra..." e suggerisce"... io sarei del parere che tu facessi questa domanda,così saresti salvo dai pericoli della guerra che temo sia ancora molto lunga...".
Una persona realista!


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Non è dato sapere come siano poi andate a finire le cose ma è dimostrato come l'istinto di sopravvivenza che è in ciascuno di noi prenda sempre il sopravvento su tutto.
Nonostante tutto però, l'amore di Patria è molto radicato e lo testimoniano le parole vergate sul frontespizio della lettera che segue.
Siamo solo ai primi giorni di guerra!


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Portiamoci ora avanti,alla fine del conflitto. La provenienza della lettera è sempre indicata in modo anonimo (zona di
guerra), pena la censura.
Il 3 novembre 1918 (vigilia della resa dell'Austria) scrive questo soldato: "Zona di guerra, 3 novembre 918... abbiamo annientato il nemico, vinto, umiliato, sia vittoriosa l'Italia! "
E' certamente una grande forza d'animo che dimostra questo soldato che ben difficilmente dovrebbe essere in grado di valutare la situazione generale e reale del conflitto.

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Due giorni dopo, il primo giorno di tregua, un altro soldato scrive: "Zona redenta,5/11/18: stamane è stata un'alba di gloria, di giubilo, di grazie a Dio. Alle ore 15 del 4/11/918 è stata firmata la sospensione delle ostilità. Dalla terra che ha provato lo strazio e la viltà del nemico che fino a ieri sulla Livenza faceva gli ultimi disperati sacrifici oggi annientato, io vi saluto..."  .

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Che soddisfazione! Che liberazione! Che gioia la fine di quel conflitto che ha visto tanti sacrifici e il sacrificio di tanti! Certamente la vittoria è stata attribuita all'Italia, ma a quale prezzo! E a quale prezzo anche per la nemica Austria! Purtroppo con il tempo l'uomo dimentica, in particolare se non ha provato sulla propria pelle certe situazioni drammatiche e tanti motivi più o meno validi, più o meno giusti, più o meno importanti tornano ad essere lo spunto per intraprendere nuove guerre, guerre di espansione, guerre per principi offesi, guerre di religione ma pur sempre guerre, sempre sacrifici, stenti, privazioni per coloro che di questi fatti hanno la responsabilità minore.
La speranza è che quei dettagli di Storia, come questi che ho brevemente presentato, che non fanno "rumore" e pertanto non vengono messi in risalto da nessuno, vengano letti e raccontati in particolare a quelli che "contano" e questi ne traggano le debite conclusioni al momento di prendere decisioni importanti.
Sarebbe bene che conoscessero questi retroscena anche quelli che "conteranno" domani.


Gianni Baracchi

gbmdibaracchi@libero.it